In Toscana la cartografia pubblica consultabile online passa quasi tutta da Geoscopio, il visualizzatore del SITA (Sistema Informativo Territoriale e Ambientale) della Regione Toscana, affiancato dal servizio di consultazione della cartografia catastale dell’Agenzia delle Entrate e da un numero limitato di SIT comunali. Su questi portali si trovano CTR, ortofoto storiche, vincoli paesaggistici, pericolosità idraulica e geomorfologica, uso del suolo. Non si trovano — e non si troveranno — i dati che nascono e muoiono dentro il Comune: reti dei sottoservizi, numerazione civica georiferita, patrimonio immobiliare, pratiche edilizie. È esattamente lì che ha senso valutare un WebGIS comunale.
Geoscopio e il SITA: cosa contiene davvero il livello regionale
Geoscopio è un visualizzatore web che espone i dati del SITA tramite servizi standard OGC (WMS, WMTS, WFS), conformi alla direttiva INSPIRE recepita in Italia con il D.Lgs. 32/2010. Questo significa che i layer non si consultano solo a video: si agganciano direttamente in QGIS o ArcGIS incollando l’URL del servizio, senza scaricare nulla.
Gli strati più usati nel lavoro quotidiano di un tecnico:
- CTR alle scale 1:10.000 e 1:2.000, in raster e in vettoriale, più il database geotopografico regionale.
- Ortofoto storiche: il volo GAI del 1954, i voli regionali degli anni Settanta e Ottanta, la serie AGEA e le riprese regionali più recenti. Sono lo strumento principale per datare un manufatto o dimostrare la preesistenza di un accesso o di un annesso.
- PIT-PPR, il Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico approvato con deliberazione del Consiglio regionale n. 37 del 27 marzo 2015: schede d’ambito, beni paesaggistici ex art. 136 e aree tutelate per legge ex art. 142 del D.Lgs. 42/2004.
- Pericolosità idraulica e geomorfologica dei PAI e dei PGRA delle Autorità di bacino distrettuali (Appennino Settentrionale e Appennino Centrale per la porzione sud-orientale).
- Carta geologica, uso e copertura del suolo, rete Natura 2000, vincolo idrogeologico (R.D. 3267/1923).
Il catasto è un caso a parte: la mappa catastale non è un dato regionale. L’Agenzia delle Entrate pubblica un proprio servizio WMS di consultazione della cartografia catastale, richiamabile in QGIS e sovrapponibile agli strati Geoscopio. Restituisce particelle, fogli e fabbricati, non le intestazioni né le rendite, che restano nei servizi telematici riservati.
I WebGIS comunali toscani: cosa aggiungono
Diversi capoluoghi e Comuni di media dimensione — Firenze, Prato, Pisa, Livorno, Lucca, Siena, Grosseto tra gli altri — pubblicano un proprio SIT web. Il contenuto tipico è la strumentazione urbanistica vigente (Piano Strutturale e Piano Operativo ai sensi della L.R. 65/2014), con le tavole di quadro conoscitivo, la disciplina dei suoli e le NTA collegate al singolo poligono. Molti aggiungono la numerazione civica, i piani attuativi, i vincoli locali, talvolta l’edificato con anno di costruzione.
La differenza operativa è concreta: su Geoscopio verifichi il vincolo sovraordinato, sul WebGIS comunale leggi la zona urbanistica e l’articolo di NTA che ci si applica. Senza il secondo, il professionista deve scaricare tavole PDF, georiferirle a occhio e sperare che siano l’ultima variante approvata. È il punto in cui il tempo si perde e gli errori entrano nelle pratiche.
Dove si fermano i portali regionali
Il SITA raccoglie dati regionali o di interesse regionale. I dati che seguono restano di competenza comunale e nessun portale sovraordinato li ospiterà.
| Dato | Chi lo produce | Su Geoscopio |
|---|---|---|
| Reti fognarie, acquedotto, pubblica illuminazione | Comune / gestore | Non |
| Numerazione civica georiferita | Ufficio anagrafe / SIT comunale | No (l’ANNCSU è archivio nazionale, non visualizzatore pubblico) |
| Patrimonio immobiliare e inventario beni | Commune | Non |
| Pratiche edilizie e titoli abilitativi | SUE comunale | Non |
| Segnaletica, arredo urbano, alberature | Ufficio tecnico / manutenzioni | Non |
| Cimiteri e concessioni | Commune | Non |
Sui sottoservizi vale la pena ricordare che il SINFI, istituito dal D.Lgs. 33/2016 proprio per federare il catasto delle infrastrutture, non ha mai raggiunto una copertura tale da poter essere usato come base operativa dagli uffici tecnici comunali. Chi deve sapere dove passa la condotta continua a dipendere dai propri archivi.
Limiti e cautele: cosa non chiedere a una mappa online
Questa è la parte che nelle brochure non c’è. Un WebGIS, regionale o comunale, è uno strumento di consultazione: non produce atti.
- Nessun valore certificativo. Il Certificato di Destinazione Urbanistica resta un atto rilasciato dal Comune ai sensi dell’art. 30 del D.P.R. 380/2001. La consultazione a video orienta, non sostituisce.
- La mappa catastale non è probatoria dei confini. Deriva da rilievi d’impianto in proiezione Cassini-Soldner, con precisioni non omogenee; sovrapporla all’ortofoto produce scarti di metri che non sono errori del portale.
- La scala di rilevamento vincola l’uso. Un dato acquisito per la CTR 1:10.000 non regge lo zoom a 1:200, anche se il browser lo consente. È l’errore più frequente nelle relazioni tecniche.
- L’aggiornamento è asincrono. Tra approvazione di una variante e pubblicazione del layer possono passare mesi. Fa fede la delibera, non il WebGIS.
- Sistemi di riferimento diversi. Dati storici in Gauss-Boaga Roma40 (EPSG:3003) e dati recenti in ETRF2000/UTM 32N convivono negli archivi comunali: la riproiezione va governata, non subita.
- Dati personali. Pubblicare pratiche edilizie con nominativi o rappresentare utenze significa trattare dati personali: serve una valutazione ai sensi del GDPR, non un flag di visibilità.
Nel lavoro che facciamo con gli uffici tecnici, la voce di costo dominante non è quasi mai il software: è la bonifica preliminare. Reti disegnate in CAD senza sistema di riferimento, layer nominati a memoria, shapefile duplicati in tre versioni sul disco condiviso. Un WebGIS costruito sopra un archivio non bonificato pubblica il disordine più in fretta.
Quando conviene un WebGIS comunale e quando no
Conviene quando ricorre almeno una di queste condizioni: l’ufficio tecnico riceve richieste ripetute di consultazione urbanistica da professionisti esterni; esistono reti o patrimonio da gestire con manutenzioni programmate; il Comune ha già dati vettoriali propri, anche disordinati, prodotti in anni di lavoro; più uffici (tecnico, tributi, anagrafe, polizia municipale) devono guardare la stessa base territoriale.
Non conviene per un Comune sotto i 3.000 abitanti che non abbia dati propri strutturati e nessun personale tecnico interno stabile. In quel caso l’operazione sensata è più semplice: pubblicare il Piano Operativo come layer vettoriale sul portale regionale o su un visualizzatore in gestione associata (Unione di Comuni, ente sovracomunale), agganciare i servizi WMS di Geoscopio e Agenzia delle Entrate in QGIS per l’uso interno, e rimandare il portale proprio a quando ci sarà un dato da mantenere. Un WebGIS senza nessuno che lo aggiorni diventa in due anni una fonte di errore, non un servizio.
Questions fréquentes
Posso usare i layer di Geoscopio direttamente in QGIS?
Sì. I servizi sono esposti come WMS, WMTS e WFS: si aggiunge una nuova connessione in QGIS incollando l’URL del servizio pubblicato dal SITA regionale. I layer si aggiornano lato server, quindi non serve riscaricare i file a ogni revisione.
Sul WebGIS risulta un vincolo che il Comune non conferma: chi ha ragione?
Fa fede l’atto. Il layer è una rappresentazione del provvedimento (decreto di vincolo, delibera, piano), non il provvedimento stesso. In caso di discordanza si chiede l’accertamento all’ufficio competente e si cita l’atto, non lo screenshot.
Quanto costa mantenere un WebGIS comunale?
Le voci sono tre: hosting e servizi cartografici, aggiornamento dei dati, assistenza. Con stack open source (QGIS Server o GeoServer, PostGIS, un client Leaflet o OpenLayers) la licenza software è nulla e il costo si concentra sull’aggiornamento. È la voce che va messa a bilancio ogni anno, non una tantum.
Serve pubblicare i dati anche come open data?
Per i dati territoriali di interesse pubblico sì, ed è coerente con il CAD (D.Lgs. 82/2005) e con gli obblighi di pubblicità del D.Lgs. 33/2013. Formati consigliati: GeoPackage o GeoJSON per il vettoriale, con metadati compilati; il DXF va bene per lo scambio con i progettisti, non come formato di pubblicazione.