Le catene di ristorazione censite in Italia sono 37 e hanno 2.308 sedi in 693 comuni su 7.896: meno di un comune su dieci. Quasi metà degli italiani, 29,1 milioni di persone, vive in un comune in cui non ne risulta nemmeno una. La mappa delle catene di ristorazione mostra comune per comune quante sono, di quali insegne e di quale dimensione, con dati di OpenStreetMap.
In breve
- Le grandi catene, quelle con almeno 100 sedi, sono sette e hanno 1.867 sedi: McDonald’s (762), La Piadineria (263), Burger King (260), Autogrill (187), Old Wild West (183), Alice (107) e KFC (105).
- Le catene più piccole, con da 3 a 99 sedi, sono 30 e hanno 441 sedi: tra queste Roadhouse (99), Poke House (47), Rossopomodoro (46), Billy Tacos (36), Sushiko (26), Doppio Malto (23), All’Antico Vinaio (17) e Flower Burger (15).
- Delle 693 città e paesi con almeno una sede, 517 hanno solo grandi catene, 21 solo catene più piccole e 155 entrambe.
- Roma ha 186 sedi e Milano 177; seguono Torino (55), Bologna (28), Genova (26), Firenze e Venezia (25).
Cosa dicono i dati
La distribuzione dipende dalla dimensione del comune. Ha almeno una sede l’1,5% dei comuni sotto i 5.000 abitanti, il 14% di quelli fra 5.000 e 20.000, il 59% di quelli fra 20.000 e 50.000, l’87% fra 50.000 e 100.000 e tutti i 45 comuni sopra i 100.000. Nelle grandi città il rapporto con gli abitanti è molto diverso: circa 13 sedi ogni 100.000 abitanti a Milano, 10 a Venezia e a Ferrara, 9 a Padova, 7 a Roma e 2 a Napoli.
A Milano e a Torino l’insegna con più sedi non è McDonald’s ma La Piadineria (37 sedi a Milano contro 32 di McDonald’s). Autogrill ha il 63% delle sue sedi in comuni sotto i 20.000 abitanti, perché sta lungo le autostrade; per McDonald’s la quota è di circa un quarto. Il drive-through è dichiarato per 253 sedi di McDonald’s su 762 e per 63 di Burger King su 260.
Le catene stanno dove ci sono più abitanti e più reddito. Il reddito medio dei dichiaranti, in mediana, è di 22.822 euro nei comuni senza catene, di 25.990 in quelli con solo grandi catene e di 27.748 in quelli con grandi e piccole insieme. La mappa non dice che le catene rendano un comune più ricco: dice che le due cose si trovano insieme.
Come si leggono i due gruppi
La divisione è di dimensione e di formato, non di qualità: dice quanto è diffusa un’insegna, non quanto è buono quello che serve. Le insegne con una o due sedi non contano come catene; restano fuori anche le insegne che non sono ristorazione. Nella mappa si sceglie con «Colora la mappa per» di guardare la presenza di catene, il numero di sedi o l’insegna prevalente, e la scheda di ogni comune elenca le insegne, le sedi ogni 100.000 abitanti e il reddito medio.
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A chi deve scegliere dove aprire un locale o una sede in franchising, a chi valuta la concorrenza di un’area, ai Comuni che confrontano il proprio territorio con quelli vicini. Per il commercio più in generale ci sono la mappa di domanda e offerta del commercio e la mappa dell’ultimo miglio.
Cosa la mappa non dice
OpenStreetMap è compilata da volontari e conta le sedi mappate con la loro insegna. Le grandi catene hanno 4,71 sedi ogni 100.000 abitanti in Lombardia e 0,57 in Basilicata: una parte della differenza può dipendere da quanto la mappa è completa, non solo da quante sedi esistono, e i numeri del Mezzogiorno vanno letti come un minimo. Orari e servizi sono dichiarati per una parte delle sedi (gli orari per circa il 35%) e vanno verificati sul sito dell’insegna. La ricerca ha cercato ristoranti e fast food: bar, caffetterie e gelaterie non sono nel conto.
Fonti
Ristoranti e fast food con insegna di OpenStreetMap (© OpenStreetMap contributors, licenza ODbL), estratti l’11 ottobre 2026; redditi IRPEF del MEF, anno d’imposta 2024; popolazione ISTAT al 1° gennaio 2026. Le sedi una per una e i dati per comune sono scaricabili in CSV dalla pagina della mappa.
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