Zerba, in provincia di Piacenza, aveva 1.647 abitanti nel 1871 e 70 nel 2021: il 95,7% in meno. Non è un caso isolato: 2.174 comuni italiani hanno oggi meno della metà degli abitanti che avevano al loro massimo storico. La mappa dello spopolamento rimette in fila i sedici censimenti dal 1861 al 2021 e dà a ogni comune un indice da 0 a 100.
In breve
- In 4.118 comuni il massimo storico di abitanti risale al 1951 o a prima.
- Solo 2.260 comuni, su 7.896, dal 2011 al 2026 non hanno perso abitanti.
- I comuni con indice di spopolamento da 60 in su sono 2.322.
- I valori più alti in assoluto, 100 su 100, sono di comuni come Ferriere (Piacenza), Piaggine (Salerno), Bocchigliero (Cosenza), Rezzoaglio (Genova) e Tornolo (Parma).
Cosa dicono i dati
Tra le città con almeno 50.000 abitanti i valori più alti sono di Genova (39), Venezia (38), Trieste, Cosenza e Savona (37). Genova è passata da 816.872 abitanti nel 1971 a 561.203 nel 2021 (-31,3%), Venezia da 354.475 a 251.944 (-28,9%), Trieste da 272.723 nel 1961 a 199.015 (-27%), Cosenza da 106.801 nel 1981 a 64.073 (-40%). Anche Torino (-27,3% dal 1971), Napoli (-24,9%) e Milano (-22,1%) sono sotto i loro massimi; Roma, al massimo nel 1981, è solo del 2% sotto.
Pesando ogni comune per i suoi abitanti, lo spopolamento è più alto in Molise (46) e Basilicata (43), poi Liguria (36) e Sardegna (35), ed è più basso in Trentino-Alto Adige (13), Lazio (15) e Lombardia (16). All’estremo opposto c’è Giugliano in Campania, da 26.310 abitanti nel 1951 a 123.758 nel 2021 (+370%), con un indice di 0.
Come si calcola l’indice
- dal massimo storico: variazione degli abitanti dal censimento in cui il comune ne aveva di più al 2021 (peso 4);
- dal 2011 a oggi: dice se il calo continua (peso 4);
- dal 1951: l’esodo dalle campagne e dalla montagna (peso 2);
- persone di 75 anni e più (peso 2);
- pochi bambini sotto i 15 anni: dove sono pochi, il calo proseguirà (peso 2);
- servizi lontani: minuti dal polo con ospedale, scuole superiori e stazione (peso 2).
A chi serve
A Comuni, Unioni e Gruppi di azione locale che lavorano a strategie per le aree interne, a chi studia la demografia, a chi deve motivare una richiesta di fondi. Il calo di abitanti e la distanza dai servizi spesso vanno insieme: per la seconda c’è la mappa dei deserti sanitari.
Cosa la mappa non dice
I dati storici sono ricostruiti da ISTAT sui confini comunali recenti, non su quelli dell’epoca. Veneto, Friuli, Mantovano e Lazio entrano dal 1871; Trentino-Alto Adige e Venezia Giulia dal 1921: per questi comuni il massimo è cercato solo fra i censimenti disponibili. In otto comuni, tra cui Roma, Venezia, Cagliari e Taranto, i valori fino al 1936 comprendono un comune che poi si è staccato; Trapani e quattro comuni torinesi, che hanno ceduto territorio a un comune nuovo dopo il 2011, restano in grigio. L’indice non considera chi vive nel comune senza esservi residente né le seconde case.
Fonti
ISTAT: volume «Popolazione residente dei Comuni. Censimenti dal 1861 al 1991», 8milaCensus per il 1951-2011, censimento permanente 2021 e popolazione al 1° gennaio 2026. Dati scaricabili in CSV con licenza CC BY 4.0.
Altre mappe da guardare insieme
Tutte le mappe interattive di SmartLands sono raccolte in Mappe d’Italia.
Lavori a una strategia per un’area interna, fino alla singola frazione? Richiedi un preventivo.