Non sono la stessa cosa: uno è l’infrastruttura, l’altro è la vetrina
La confusione nasce quasi sempre dallo stesso equivoco: si cerca “catasto SITA Toscana” e si finisce su Geoscopio, oppure si cerca Geoscopio e ci si sente rispondere che il dato “sta nel SITA”. Le due cose stanno su piani diversi. Il SITA è il Sistema Informativo Territoriale e Ambientale della Regione Toscana: l’insieme organizzato di banche dati geografiche, metadati, servizi di rete e regole di gestione con cui la Regione produce, aggiorna e distribuisce l’informazione territoriale. È un’infrastruttura, non un sito da guardare. Geoscopio è invece il geoportale: il livello di accesso pubblico che espone i contenuti del SITA sotto forma di visualizzatori cartografici tematici, cataloghi di metadati e servizi standard OGC.
In pratica: il SITA decide cosa esiste, con quale schema e con quale aggiornamento; Geoscopio decide come lo vedi e come lo scarichi. Chiedersi “meglio SITA o Geoscopio” è come chiedersi se sia meglio il database o l’interfaccia. La domanda utile, quella che conta quando si deve consegnare un elaborato, è un’altra: consulto a schermo o porto il dato dentro QGIS?
Cosa trovi in Geoscopio e come è organizzato
Geoscopio non è un unico visualizzatore ma una famiglia di applicazioni tematiche, ciascuna con il proprio set di livelli preconfigurati. Le famiglie che un tecnico comunale usa quotidianamente sono sostanzialmente queste:
- Cartografia di base: CTR alle scale 1:2.000, 1:5.000 e 1:10.000, database geotopografico, toponomastica, grafo stradale.
- Ortofoto e cartoteca storica: riprese aeree di annate diverse, utili per datare un manufatto o documentare uno stato dei luoghi ante operam.
- Vincoli e pianificazione: PIT con valenza di piano paesaggistico, beni paesaggistici, aree tutelate per legge, PAI e pericolosità idraulica e geomorfologica.
- Temi ambientali e geologici: carta geologica, uso e copertura del suolo, siti Natura 2000, reticolo idrografico.
- Catastale: la componente cartografica del catasto — fogli, particelle terreni, fabbricati, acque, strade — resa disponibile in ambiente regionale su base di fornitura dell’Agenzia delle Entrate.
Il punto da fissare subito è quell’aggettivo: cartografica. In Geoscopio trovi la geometria della particella e il suo identificativo (comune, sezione, foglio, mappale). Non trovi la parte censuaria. Ci torniamo, perché è la differenza che fa perdere più tempo.
Dai servizi OGC al desktop: portare i livelli in QGIS
Guardare i dati nel browser va bene per una verifica di dieci secondi. Per lavorarci — sovrapporre un rilievo, calcolare superfici, produrre una tavola — servono i servizi di rete. Geoscopio li pubblica con i tre standard OGC classici, ed è fondamentale sapere cosa restituisce ciascuno:
- WMS: immagine raster renderizzata dal server. Vedi la mappa già simbolizzata, non possiedi le geometrie. Con GetFeatureInfo interroghi il singolo oggetto e leggi gli attributi, ma non puoi fare selezioni spaziali né misure sulle entità.
- WMTS: come il WMS ma a tasselli precalcolati su livelli di scala fissi. Molto più veloce e stabile per gli sfondi (ortofoto, CTR), inutile se ti serve una scala intermedia arbitraria.
- WFS: geometrie vettoriali vere, con tabella attributi. È l’unico che ti permette di esportare, ritagliare, intersecare, calcolare aree.
La procedura in QGIS è la stessa per tutti e tre. Dal pannello Browser (o da Livello > Aggiungi livello) si sceglie la tipologia di connessione, si crea una Nuova connessione, si incolla l’URL di capabilities del servizio così come pubblicato nella pagina dei servizi di Geoscopio e si preme Connetti. I servizi regionali sono serviti da MapServer e l’endpoint include tipicamente un parametro map= che identifica la mappa pubblicata: va copiato integralmente, altrimenti il GetCapabilities torna vuoto o in errore. Una volta connessi, si espande l’albero dei livelli, si seleziona quello che serve e si aggiunge al progetto.
Tre accortezze operative che risparmiano ore. Primo: sul WFS attivare Solo entità nella vista corrente, altrimenti QGIS tenta di scaricare l’intero strato regionale; i server applicano comunque un limite massimo di feature per richiesta, quindi senza filtro BBOX si ottiene un dato tronco senza avvisi evidenti. Secondo: fissare il sistema di riferimento del progetto prima di aggiungere i livelli — in Toscana si lavora normalmente in ETRS89/UTM 32N (EPSG:25832) o RDN2008/UTM 32N, mentre molti elaborati storici sono ancora in Gauss-Boaga Monte Mario Ovest (EPSG:3003); mescolare senza saperlo produce scarti che poi si scaricano sulle quote e sulle distanze. Terzo: una volta ottenuto ciò che serve dal WFS, esportarlo in locale con Esporta > Salva entità come in GeoPackage. Un progetto che dipende da un servizio remoto si rompe il giorno in cui l’endpoint cambia o il server è in manutenzione, e succede sempre alla vigilia della consegna.
Consultare al volo o scaricare: quale strada scegliere
La regola pratica è semplice. Se devi rispondere a una domanda puntuale — questa particella ricade in area vincolata? c’è un edificio in ortofoto 2010? — usa il visualizzatore Geoscopio: è più rapido di qualsiasi setup desktop e non lascia file sparsi. Se devi produrre un elaborato — una tavola dei vincoli, una verifica di conformità, un calcolo di superficie, un’intersezione fra particelle e perimetro di intervento — passa ai servizi. WMTS o WMS per gli sfondi, WFS per tutto ciò che deve entrare in un’elaborazione o in una tabella. Per i temi rilasciati come open data (la Regione Toscana distribuisce gran parte del patrimonio informativo con licenza aperta, in coerenza con il D.Lgs. 36/2006 e con l’impianto INSPIRE recepito dal D.Lgs. 32/2010) conviene comunque verificare se esiste il download diretto del pacchetto: scaricare uno shapefile o un GeoPackage completo è più affidabile che estrarre lo stesso dato a colpi di WFS.
I limiti: cosa il catasto regionale non è
Qui si concentrano gli errori più costosi. Il livello catastale disponibile in ambiente regionale è una derivata cartografica di una fornitura dell’Agenzia delle Entrate, e questo comporta quattro limiti da mettere in conto sempre.
- Manca la banca dati censuaria. Nessun intestatario, nessuna rendita, nessun classamento, nessuna consistenza, nessuna superficie catastale DOCFA. Per quelli servono visura e servizi dell’Agenzia; il dato regionale ti dice dove sta il mappale, non di chi è.
- L’aggiornamento non è in tempo reale. Le forniture sono periodiche. Un frazionamento approvato con Pregeo il mese scorso, o un tipo mappale recente, con ogni probabilità non compare ancora. Se stai lavorando su una compravendita o su una pratica edilizia, la data della fornitura va verificata nei metadati e citata negli elaborati.
- Non ha valore probatorio né sostituisce l’estratto autentico. La mappa catastale nasce con finalità fiscali e non prova i confini di proprietà: in giudizio, ai sensi dell’art. 950 c.c., vale come semplice elemento presuntivo. Per gli atti tecnici — Pregeo, tipi di frazionamento — serve l’estratto di mappa rilasciato dall’Agenzia nel formato previsto, non un’esportazione da geoportale.
- La geometria porta con sé errori di trasformazione. La cartografia catastale nasce in proiezione Cassini-Soldner su origini locali; la riproiezione in UTM introduce scarti che, sovrapposti a CTR o a un rilievo GNSS, si manifestano come traslazioni e deformazioni di entità anche metrica, variabili da zona a zona. Non è un difetto del geoportale: è la natura del dato di partenza. Quando la sovrapposizione “non torna”, nove volte su dieci il problema è questo e non un errore di rilievo.
Ne discende una regola di metodo che vale la pena scrivere nelle procedure interne di un ufficio: il catasto regionale si usa per inquadrare, orientare, pianificare e fare analisi territoriali su larga scala; l’Agenzia delle Entrate si usa per certificare. Chi tratta il primo come se fosse il secondo prima o poi consegna un elaborato che non regge a una verifica.