Prima dell’Unità l’Italia aveva nove Stati e oltre dieci catasti diversi, ognuno con regole, date e carte proprie. La mappa dei catasti storici d’Italia dice, per ognuno dei 7.896 comuni di oggi, a quale Stato apparteneva nel 1840 e nel 1859 e quale catasto ne ha rilevato il territorio. Per 5.953 comuni il catasto aveva mappe, in tutto o in parte; per 1.943 no.
In breve
- Nel 1840 il Regno delle Due Sicilie conta 2.253 comuni di oggi, il Lombardo-Veneto 2.095, il Regno di Sardegna 2.003, lo Stato Pontificio 756, l’Impero d’Austria 331, la Toscana 249, il ducato di Modena 103, quello di Parma 91 e quello di Lucca 15.
- Tra il 1840 e il 1859 cambiano Stato 32 comuni, tutti nel centro Italia: il ducato di Lucca passa alla Toscana, la Lunigiana toscana a Parma e a Modena, Guastalla e la destra Enza da Parma a Modena.
- Il Catasto Gregoriano copre 756 comuni (1816-1835), il Leopoldino 249 (1817-1835), il Franceschino 331 (Tirolo, Litorale e Val Canale), il catasto sardo di De Candia 377 (1840-1851) e il borbonico siciliano 391.
- 1.862 comuni del Mezzogiorno continentale avevano il catasto provvisorio napoleonico, descrittivo e senza mappe, in vigore dal 1806-1809 fino al catasto unitario.
Cosa dicono i dati
Roma e Bologna avevano il Catasto Gregoriano; Firenze il Catasto Generale Toscano, detto leopoldino; Trento e Trieste il catasto fondiario austriaco, il franceschino; Milano il Teresiano, rilevato nel 1722-1723 e attivato nel 1760, poi esteso dal Nuovo Catasto Lombardo-Veneto. Napoli e Bari avevano il catasto provvisorio napoleonico, quindi nessuna mappa d’epoca da cercare.
Le eccezioni sono tante. Gli 81 comuni di Modena e Reggio non ebbero nessun catasto geometrico prima dell’Unità: le prime mappe arrivano con la legge del 1886. In Piemonte e Liguria il quadro cambia da comune a comune, tra catasto sabaudo antico, catasto francese e Rabbini. Per questo ogni scheda dice anche quanto l’attribuzione è affidabile: è alta per 6.530 comuni, media per 1.357, bassa per 9.
Dove si consultano le carte
Per 5.075 comuni la scheda porta alla pagina dell’ente che conserva le mappe: gli Archivi di Stato di Torino, Milano e Roma, di Bergamo, Brescia, Verona, Mantova, Venezia e Trieste, il progetto CASTORE della Regione Toscana, l’archivio cartografico dell’Emilia-Romagna, il Servizio Catasto della Provincia di Trento e il Libro fondiario di Bolzano. In pochi territori, come l’Alto Adige e il Trentino, c’è anche un servizio pubblico di mappe sovrapponibili.
Come si usa la mappa
Con «Colora la mappa per» si sceglie che cosa guardare: lo Stato preunitario nel 1840 o nel 1859, la famiglia di catasto, la presenza di mappe o l’affidabilità. Si cerca il proprio comune e la scheda riporta Stato, catasto, periodo, mappe, affidabilità e archivio. Dove i confini cambiano nel 1859, si vede il centro Italia dell’epoca che si ricompone.
A chi serve
A chi fa ricerca storica o genealogica, agli studi tecnici che lavorano su particelle antiche, ai Comuni e agli archivi che vogliono sapere che cosa esiste per il proprio territorio. Per il resto della storia del territorio c’è la mappa dello spopolamento, che segue gli abitanti dal 1861.
Cosa la mappa non dice
I comuni sono quelli di oggi e i confini storici sono approssimati: lo Stato è assegnato con una regola per provincia e per eccezioni comunali, controllata sui poligoni del progetto HistoGIS (7.853 comuni concordi su 7.896). Nel 1840 e nel 1859 ogni comune ha un solo Stato, quello del capoluogo: le frazioni che stavano altrove sono nella nota. La mappa dice chi ha rilevato il territorio, non dove sono le singole carte: per quello serve l’archivio. Le riproduzioni degli Archivi di Stato sono soggette al Codice dei beni culturali e per un uso commerciale può servire un’autorizzazione. Alcune date, in particolare dei catasti lucchese, estense e provvisorio napoletano, vanno riscontrate sulle fonti.
Fonti
Confini degli Stati: progetto HistoGIS dell’Accademia austriaca delle scienze. Catasti e passaggi del 1859: studio di SmartLands sulle fonti degli archivi e degli enti. Popolazione ISTAT al 1° gennaio 2026. Dati scaricabili in CSV con licenza CC BY 4.0.
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